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1 Nov

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La scuola è a Marghera in Via Fratelli Bandiera 45, presso gli spazi del Centro Sociale Rivolta.

 LE LEZIONI SI SVOLGONO OGNI MARTEDÌ E GIOVEDÌ DALLE 19:00 ALLE 20:30

E oltre alle lezioni…

eventi di sensibilizzazione, laboratori di danza e teatro, laboratori audio-visuali, laboratori di musica, supporto per la terza media, cene, tornei di calcetto, la nostra “Scuola senza tetti” e tanto altro da costruire…

volontariato a liberalaparola

LA SCUOLA LIBERALAPAROLA RIAPRE!

1 Nov

dal 9 ottobre riapre Liberalaparola

la scuola è gratuita e aperta a tutti

perchè nessuno è illegale!

5 milioni di stranieri in Italia – Ma qual è il loro valore economico?

5 Mar

Ricerca a cura della Fondazione Leone Moressa

tratto da Meltingpot Europa

In Italia si contano oltre 2,2 milioni di occupati stranieri, di cui 402mila sono imprenditori, con il loro lavoro producono il 12,1% del valore aggiunto nazionale, in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 40 miliardi di € (12.507 € a testa) e pagano di Irpef quasi 6 miliardi di € (2.810 € a testa).

Ricoprono quelle mansioni che “gli italiani non vogliono più fare” come camerieri, baristi, pittori, stuccatori, magazzinieri, muratori, carpentieri, commercianti ambulanti… Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi dal momento che di tutti i nuovi disoccupati creati dal 2008 al 2011, il 40% è di origine straniera. Ma gli immigrati sono anche quelli che “ringiovaniscono” l’Italia: il 13,9% di tutti i nati lo scorso anno sono stranieri. Inoltre, tra gli oltre 4,5 milioni di residenti (il 7,5% della popolazione totale), 650mila sono giovani di seconda generazione, minori cioè che sono nati in Italia ma che sono ancora per lo stato italiano cittadini stranieri. Queste le informazioni più significative del fenomeno migratorio in Italia e del loro impatto sull’economia nazionale elaborate dalla FONDAZIONE LEONE MORESSA che ha analizzato gli ultimi dati a disposizione.

Gli stranieri nel mercato del lavoro. L’Italia conta oltre 2,2 milioni di occupati stranieri, la maggior parte concentrati nelle aree settentrionali: oltre mezzo milione nella sola Lombardia, oltre 200mila in Emilia Romagna, Piemonte, Lazio e Veneto. Ma dal 2008 al 2011 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione di 3,4 punti percentuali passando dell’8,1% all’11,5%, raggiungendo 291mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel triennio considerato un nuovo disoccupato su quattro ha origini straniere. La crisi sembra però non aver fermato la voglia di fare impresa da parte degli immigrati: gli attuali 402mila imprenditori di origine straniera (che rappresentano il 9% di tutti gli imprenditori in Italia) sono aumentati in numerosità nell’ordine del 3% dal 2010. Tra lavoro dipendente e autonomo gli stranieri, secondo alcune stime, contribuirebbero alla formazione del 12,1% del Pil nazionale, che tocca il 15% in Umbria e che supera il 14% in Veneto, Piemonte, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

Effetto sostituzione italiani – stranieri per alcune professioni. Gli stranieri sono occupati prevalentemente in lavori dalla media e bassa qualifica. Quasi un terzo è occupato in professioni non qualificate e il loro numero è cresciuto più di quanto non si sia verificato per altre professionalità. Tra le prime professioni più ricoperte da stranieri, sembra che molti mestieri “manuali” siano stati “snobbati” dagli italiani, che hanno lasciato progressivamente il posto agli stranieri, assistendo ad un vero e proprio effetto sostituzione. Nel caso di categorie come la ristorazione (cuochi, camerieri, baristi), i lavoratori non qualificati nell’industria e le figure di saldatori, montatori e lattonieri i nuovi ingressi di stranieri hanno superato di gran lunga gli abbandoni degli italiani (oversostituzione). Si registra una perfetta sostituzione (quando il flusso in entrata di stranieri è simile a quello in uscita degli italiani) nel commercio ambulante e nelle professioni di laccatori, palchettisti e pittori. Si tratta di sostituzione parziale per i magazzinieri, manovali edili, muratori, carpentieri, ponteggiatori, pavimentatori, idraulici, installatori…

Redditi dichiarati e Irpef pagato. In Italia si contano complessivamente 3,2 milioni di contribuenti nati all’estero che dichiarano oltre 40 milioni di €: tradotto in termini relativi si tratta del 7,9% di tutti i contribuenti e del 5,1% del redditi complessivamente dichiarato in Italia. Gli stranieri dichiarano mediamente 12.507 € e si tratta quasi esclusivamente di redditi da lavoro dipendente. I nati all’estero nel 2009 hanno pagato di Irpef quasi 6 miliardi di €, che equivale a 2.810 € a testa.

Gli stranieri ringiovaniscono l’Italia. Oltre a contribuire allo sviluppo economico, gli stranieri concorrono ad abbassare l’età della popolazione italiana. Non solo i 4,5 milioni di stranieri residenti sono mediamente giovani, ma di tutte le nascite quasi il 14% è nato da genitori stranieri. Si stima che in Italia vi siano più di 650mila giovani di seconda generazione, ossia minori che per la nostra giurisdizione sono considerati cittadini stranieri pur essendo nati nel territorio italiano.

La raccolta e l’analisi di dati sull’impatto economico dell’immigrazione” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “permette di delineare un profilo il più possibile oggettivo del fenomeno migratorio, affinché questo non faccia parte esclusivamente della agende politiche sulla sicurezza, ma che sia riconosciuto come vero e proprio strumento di sviluppo economico, prosperità e competitività: in sostanza un valore economico. Questo rende ancora più urgente una seria riflessione sul diritto di cittadinanza: un bambino che nasce in Italia da genitori stranieri acquisisce la loro cittadinanza e non quella italiana, cioè del Paese nel quale è nato e nel quale molto probabilmente costruirà il proprio futuro”.

LiberaLaParola – Parata di Carnevale

29 Feb

 

Il teatro ci permette di raccontare e raccontarci, completare con l’azione la parola perché condividere un’unica lingua sia l’alba di un cammino comune, il tono timbrico del nostro essere qui, ora, insieme.

Diritto di scelta

29 Feb

Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia

Firma la petizione!!

Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi.
Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.
Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d’origine.
Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d’Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d’asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi.
I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l’irregolarità.

Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d’ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità.

Per questo, chiediamo l’’immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall’ordinamento giuridico.
Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.

Hanno già sottoscritto tra gli altri:
Campagna Welcome
Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa
Filippo Miraglia, Arci Immigrazione
Gino Strada, Emergency
Giuliana Sgrena, Giornalista
Ascanio Celestini, Attore
Sabina Guzzanti, Attrice
Elio Germano, Attore
Militant A, Assalti Frontali
Lello Voce, Poeta
Don Andrea Gallo, Comunità San Benedetto al Porto, Genova
Alex Zanotelli, Comboniani
Guido Viale, Economista, Scrittore, Milano
Luca Casarini, Uniti per l’alternativa
Francesco Raparelli, Esc Atelier, Roma
Gianni Rinaldini, Uniti per l’alternativa
Maurizio Landini, Fiom, Cgil
Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia
Luigi De Magistris, Sindaco del Comune di Napoli
Paolo Ferrero, Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
Giorgio Molin, Segretario Regionale Fiom-Cgil, Veneto
Paolo Cacciari, Giornalista, Venezia
Francesco Pavin, Presidio No Dal Molin, Vicenza
Olol Jackson, Presidio No Dal Molin, Vicenza – Welcome
Marco Palma, Presidio No Dal Molin, Vicenza
Luca Bertolino, Razzismo Stop, Padova – Welcome
Sergio Zulian, Razzismo Stop, Treviso – Wlecome
Umberto Lorenzoni, Presidente ANPI Provinciale, Treviso
Giuliano Varnier, Segretario cittadino ANPI, Treviso
Vittoria Scarpa, Razzismo Stop, Venezia – Welcome
Alessandra Sciurba, Osservatorio Antidiscriminazioni, Venezia
Luca Tornatore, Casa delle Culture, Trieste – Welcome
Manila Ricci, Ass. Rumori Sinistri, Rimini – Welcome
Neva Cocchi, Ass. Ya Basta! Bologna – Welcome
Federica Zambelli, Città Migrante, Reggio Emilia – Welcome
Sandra Polini Sportello lavoratori/trici Stagionali Rumori sinistri Rimini – Welcome
Eva Gilmore, Yo Migro, Roma – Welcome
Giuliana Visco, Esc-Infomigrante, Roma – Welcome
Pamela Marelli, Associazione Diritti per Tutti, Brescia
Gabriele Bernardi, Associazione Diritti per Tutti, Brescia
Edda Pando Juarez, Associazione Todo Cambia, Milano
Alfonso Di Stefano, Rete Antirazzista Catanese
Germana Graceffo, Associazione Borderline Sicilia, Agrigento
Pietro Soldini, Responsabile Immigrazione Cgil
Francesco Piobbichi, Prc
Antonio Silvestri, Segretario Generale Fiom-Cgil, Padova
Marco Arturi, Fiom Cgil, Torino
Annamaria Rivera, Antropologa, saggista, scrittrice e attivista antirazzista
Giovanni Palombarini, già Procuratore Generale aggiunto presso la Corte Cassazione
Fulvio Vassallo Paleologo, Docente all’Università di Palermo – Asgi
Gabriele Del Grande, FortressEurope
Andrea Segre, Regista di “Io sono lì”, “Il sangue verde” e “Come un Uomo sulla Terra”
Matteo Calore, Regista di “I nostri anni migliori”
Stefano Collizzolli, Regista di “I nostri anni migliori”
Valerio Evangelisti, Scrittore
Don Dino Pistolato, Direttore della Caritas di Venezia
Don Davide Schiavon, Direttore Caritas Treviso
Don Luca Facco, Direttore Caritas Padova
Don Giovanni Perini, Direttore Caritas Biella
Don Nino Borsci, Direttore Caritas Taranto
Maurizio Marmo, Direttore Caritas Diocesana Ventimiglia-Sanremo
Roberto Calzà, Direttore Caritas Trento
Mons. Luigi Bressan, Vescovo di Trento
Il Comune di Napoli
Sergio D’Angelo, Assessore Politiche Sociali e dei Migranti, Comune di Napoli;
Alberto Lucarelli, Assessore Beni Comuni, Comune di Napoli
Pietro Rinaldi, Consigliere Comunale, Napoli
Antonio Amato, Consigliere Regionale Partito Democratico, Regione Campania
Nicola Fratoianni, Assessore alle Politiche giovanili, cittadinanza sociale, attuazione del programma della Regione Puglia
Sandro Simionato, Assessore alle Politiche Sociali e Rapporti con il Volontariato del Comune di Venezia
Gianfranco Bettin, Assessore all’Ambiente, politiche giovanili, informatizzazione e cittadinanza digitale del Comune di Venezia
Beppe Caccia, Consigliere Comunale, Venezia
Giovanni Giuliari, Assessore alla famiglia e alla pace del Comune di Vicenza
Cinzia Bottene, Consigliera Comunale Lista Civica “Vicenza Libera – No Dal Molin”, Comune di Vicenza
Alessandro Andreatta, Sindaco di Trento
Violetta Plotegher, Assessore politiche sociali, Comune di Trento
Miorandi Andrea, Sindaco del Comune di Rovereto (TN)
Aicha Mesrar, Consigliera Comunale del PD, Comune di Rovereto (TN)
Mattia Civico, Consigliere Provincia Autonoma di Trento
Michele Nardelli, Consigliere Provincia Autonoma di Trento
Amelia Frascaroli, Assessore ai Servizi sociali, Volontariato, Associazionismo e Partecipazione del Comune di Bologna
Mirco Pieralisi, Consigliere Comunale Bologna
Cathy La Torre, Consigliera Comunale Bologna
Roberto Sconciaforni, Capogruppo Prc/FdS, Regione Emilia-Romagna
Franco Corradini, Assessore Coesione e Sicurezza Sociale, Comune di Reggio Emilia
Matteo Sassi, Assessore Politiche Sociali, Lavoro e Salute Comune di Reggio Emilia
Vincenzo Vignieri, Consigliere Comunale PD, Comune di Castelbuono (PA)
Martina Monti, Assessore Polizia Municipale, Sicurezza, Immigrazione, Comune di Ravenna
Alessandro Zan, Assessore all’Ambiente, Lavoro, Cooperazione internazionale, Agenda 21 del Comune di Padova
Daniela Ruffini, Presidente del Consiglio, Comune di Padova, Prc
Nona Evghenie, Consigliere Comunale del Partito Democratico, Padova
Paolo Guiotto, Consigliere Comunale del Partito Democratico, Padova
Marina Mancin, Consigliere comunale “Sinistra per Padova-SEL”, Padova
Francesco Miazzi, Consigliere Comunale di Monselice (PD)
Aldo Fappani, Assessore alla Cultura Comune di Valle Mosso (BI)
Renzo Belossi, Consigliere Comunale, Partito Democratico, Candelo (BI)
Norma Marchi, Consigliere Comunale, Portula (BI)
Fabio Gualandri , Consigliere PD di Zona 8, Vicepresidente Commissione Affari Istituzionali e Decentramento – Comune di Milano
Cinzia Colombo, Assessora Ecologia e Partecipazione, Comune di Gallarate (MI)
Aldo Vincenzi, Consigliere Comunale Sabbioneta (MN)
Maria Antonella Tocchetto, Consigliere comunale Partito Democratico,Treviso
Luigi Amendola , Consigliere Provinciale Sel, Treviso
Domenico Tessaro, Vicesindaco del Comune di Monte di Malo (VI)
Lanfranco Tarabini, Consigliere Comunale Malo (VI)
Maurizio Bergia, Assessore politiche sociali, Comune di Fossano (CN)
Stefano Fusi, Consigliere Provinciale, Provincia di Firenze
Giuseppe Carovani, Consigliere Provinciale del PD, Provincia di Firenze
Mirco Boriassi, Assessore alle Politiche Sociali, Comune di Fosdinovo (MS)
Mariella Andreotti, Assessore al Turismo, Attività Culturali e Politiche Finanziarie, Comune di Fosdinovo (MS)
Camilla Bianchi, Consigliere Comunale, Comune di Fosdinovo (MS)
Andrea Micheletti, Assessore Qualità della Vita, Comune di Chiusi (SI)
Sara Marchini, Consigliera Comunale, comune di Chiusi (SI)
Adria Gauni,, Consigliere Comunale San Giovanni Valdarno (AR)
Nadia Conti, Assessore Immigrazione, Pace, Gemellaggi, Solidarietà e Coop. Internazionale, Comune di Campi Bisenzio, (FI)
Marino Sossi , Consigliere comunale SEL, Comune di Trieste
Paolo Pesacane, Avvocato, Assessore della Provincia di Potenza alle Politiche Sociali e Immigrazione. Rionero in Vulture (PZ)
Mario Di Nitto, Avvocato, Consigliere comunale SEL, Rionero in Vulture (PZ)
Maria Grazia Baldanzi, Consigliere Comunale Frosinone
Emanuela Zanrosso, Funzionario comunale, esperta di diritto dell’immigrazione, Vicenza
Giorgio Palamidesi, Referente Emilia Romagna Terra d’Asilo
Umberto Curi, Docente Università di Padova
Adone Brandalise, Docente Università di Padova
Vincenzo Pace, Docente Università di Padova
Paolo De Stefani, Docente Università di Padova
Emilio Santoro, Altrodiritto, Docente Università di Firenze
Alessandra Algostino, Docente Università di Torino
Silvana Collodo, Docente Università di Padova
Ferruccio Gambino, Docente Università di Padova
Devi Sacchetto, Docente Università di Padova
Valter Zanin, Docente Università di Padova
Francesca Vianello, Docente Università di Padova
Andrea Pase, Docente Università di Padova
Lauso Zagato, Docente Università Ca’ Foscari, Venezia
Augusto Illuminati, ex Docente Università di Urbino
Federica Sossi, Docente Università di Bergamo
Edgar Serrano, Docente Università di Padova
Renata Pepicelli, Docente Università di Bologna
Associazione culturale Askavusa di Lampedusa
Associazione Nazionale per la Pace
Roberto Musacchio, Comitato scientifico nazionale di SEL
Paolo Benvegnù, Segretario provinciale Prc, Padova
Annamaria Alborghetti, Avvocato, Padova
Marco Paggi, Avvocato, Padova – Asgi
Guido Savio, Avvocato, Torino – Referente Asgi Piemonte
Leonardo Arnau, Esecutivo Nazionale Giuristi Democratici
Massimo Pastore, Avvocato, Torino – Asgi
Alessandra Ballerini, Avvocato, Genova
Anna Brambilla, Avvocato, Milano – Asgi
Elia de Caro, Avvocato, Bologna
Andrea Maestri, Avvocato ASGI, Ravenna
Antonella Mascia, Avvocato all’Ordine di Strasburgo
Aurora D’Agostino, Avvocato, Padova
Salvatore Fachile, Avvocato, Roma
Cordare Carmen, Accocato, Messina – Asgi
Martina Silvestri, Giurista, Project Manager, Council of Europe, Strasburgo
Giuseppe Romano, Avvocato, Treviso
Martina Pinciroli, Avvocato, Treviso
Giovanna Berti, Avvocato, Padova
Fabio Corvaja, Avvocato, Padova
Ugo Funghi, Avvocato, Padova
Antonio Maggiotto, Avvocato, Padova
Elisa Chiaretto, Avvocato, Padova
Giulia Perin, Avvocato, Padova – Avvocato di Strada
Massimiliano Melilli, Rai News 24
Angelo Mastrandrea, Giornalista, Vicedirettore de Il Manifesto
Stefano Galieni, Giornalista, Liberazione
Ernesto Milanesi, Giornalista, Scrittore, Padova
Felice Paduano, Giornalista, Padova
Association des refoulés d’Afrique centrale au Mali (ARACEM)
ANPI Provinciale e cittadino, Treviso

Da profughi “buoni” a clandestini

29 Feb

Le associazioni e gli amministratori locali si mobilitano con un appello al governo: “Migliaia di richiedenti asilo sono destinati a finire nell’irregolarità”

da Il Manifesto del 23 febbraio 2012

di Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

Ora se n’è accorta anche la Croce Rossa: serve un provvedimento speciale per i richiedenti asilo approdati dalla Libia lo scorso anno che preveda il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario. Lo ha detto il commissario straordinario per l’emergenza, Francesco Rocca, durante l’audizione al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, presieduto da Margherita Boniver.

Sicuramente se ne sono accorti da tempo alcune migliaia di richiedenti asilo che da mesi aspettano invano di conoscere il loro destino. Nell’attesa, per riempire le loro giornate, c’è chi non ha trovato niente di meglio da fare che metterli “volontariamente” al lavoro. Gli viene chiesto di tagliare gratuitamente l’erba, di eseguire “volontariamente” lavori di manutenzione o, paradosso nel paradosso, di spalare la neve caduta nei comuni dell’alta Lombardia. Nel bel paese ci si arrangia come si può. Così può anche accadere che i protagonisti dell’emergenza 2011 (la nordafricana), possano tornare utili per risolvere quella del 2012 (la siberiana).

Nel limbo dell’attesa
D’altra parte le giornate nei centri scorrono piuttosto monotone, interrotte solo da tensioni e piccole scaramucce sempre più frequenti via via che tardano ad arrivare notizie dalle Commissioni. Ma nonostante qualche diniego sia già stato consegnato regna ancora un ingiustificato ottimismo che i responsi dei prossimi mesi rischiano di trasformare in rabbia.
Giornate trascorse in attesa, frustrazione, incertezza, precarietà, la speranza continua di uscire dal limbo: è questo, a distanza di quasi un anno ormai, il presente dei circa venticinquemila richiedenti asilo che durante il conflitto libico hanno attraversato il Mediterraneo rischiando la vita e che oggi ritroviamo sparsi tra le montagne della Val Camonica o negli alberghi della Campania, tra i centri e le periferie del Nord o nel gigantesco CARA di Mineo (Ct), passando per centinaia di piccoli e grandi comuni in tutta Italia. Per la loro accoglienza il Governo Berlusconi aveva messo a disposizione della Protezione Civile circa quarantasei euro al giorno a persona, molto più di quanto possano beneficiare normalmente i progetti dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati), lasciando però soli gli enti locali a gestire le conseguenze di queste scelte. In ogni caso si tratterà di denaro buttato al vento se, come previsto, circa l’80% delle domande di rilascio dei permessi di soggiorno per asilo non saranno accolte.
In molti quindi non sanno se potranno rimanere o dovranno invece ripartire. Rimettersi in marcia per loro non significherà per forza di cose intraprendere un nuovo viaggio. Un diniego, un responso negativo della commissione, vorrà dire più probabilmente abbandonare il centro in cui sono ospitati per rimettersi in fuga nell’ombra della clandestinità.
Eppure fino a poco tempo fa venivano descritti come i “profughi buoni”, quelli che a differenza dei cosiddetti “migranti economici” provenienti dalla Tunisia, il nostro Paese aveva il dovere di accogliere a braccia aperte. Le parole dell’allora Ministro dell’Interno Maroni nascondevano però ben poco di umanitario. I profughi provenienti dalla Libia erano buoni, in quel momento, solo per sperimentare la detenzione ed i rimpatri illegali nei confronti di altri migliaia di ragazzi che negli stessi giorni partivano dalle coste tunisine.

Una raffica di dinieghi in arrivo
I cosiddetti profughi vengono dalla Libia ma non sono libici. Alcuni di loro provengono dalla Somalia e dall’Eritrea (e per loro il riconoscimento dello status di rifugiati non dovrebbe essere un problema) ma molti altri arrivano dal Sudan, dal Ciad, dal Mali, dalla Nigeria, dal Pakistan, dal Bangladesh, dalla Costa D’Avorio, dal Ghana, dal Ghambia. In Libia erano a loro volta immigrati per lavorare nei cantieri, nelle officine o per le multinazionali, anche italiane. Con i bombardamenti della Nato e la “caccia ai negri”, sospettati di essere mercenari a libro paga di Gheddafi, è cambiato tutto: la vita per loro è diventata impossibile. Il resto lo hanno fatto le milizie dell’ormai defunto dittatore libico che hanno imbarcato migliaia di persone sulle carrette lanciate verso le nostre coste come fossero moneta di scambio nei confronti dell’Europa.
Ma tutto questo sembra non contare. Per la normativa sull’asilo, che guarda alle vicende del Paese d’origine, le torture, la guerra, le minacce subite in Libia, sono ininfluenti. Così si profila un numero di dinieghi che fa impallidire ogni monito contro la clandestinità: in questi primi mesi del 2012 circa ventimila richiedenti asilo diventeranno così clandestini. 
Un provvedimento che conferisca loro la protezione temporanea, un permesso umanitario, così come è stato fatto per chi sbarcava dalla Tunisia, per evitare che i percorsi di inserimento siano buttati al vento, che migliaia di persone, dopo essere fuggite da una guerra in cui anche il nostro paese era impegnato, diventino braccia da sfruttare o vengano reclutate dalle reti criminali, è l’unica soluzione possibile.

La campaga diritto di scelta
Per questo il Progetto Melting Pot Europa ha lanciato la “campagna Diritto di Scelta”. L’appello ha già raccolto il sostegno di Asgi ed Arci, e di moltissime personalità della cultura, della politica, dell’associazionismo. De Magistris, Nichi Vendola, Ascanio Celestini, Sabina Guzzanti, Elio Germano, Maurizio Landini, Gino Strada, Giuliana Sgrena, Don Gallo, Alex Zanotelli, e molti esponenti di Caritas e Cgil sono tra i primi firmatari mentre la Rete dei Comuni per i Beni Comuni ha raccolto questa sfida come un primo terreno su cui misurarsi con l’esecutivo ed insieme ad oltre 40 amministratori di enti locali si sta attrezzando per rendere effettiva la richiesta di un permesso al Ministero. Intanto in diverse città è in corso la raccolta firme, mentre alcuni enti locali hanno portato la questione all’ordine del giorno di consigli e giunte.
Una soluzione va trovata nel più breve tempo possibile.
Diversamente, migliaia di persone, quei profughi buoni che tutti volevano usare e che probabilmente diventeranno nuovamente utilizzabili quando verranno fermati durante un controllo, sfruttati nei campi, nell’edilizia, o nei mille rivoli del lavoro nero, quando finiranno sulle pagine della cronaca nera dopo essere stati consegnati nelle braccia della criminalità o quando saranno costretti a comprare un contratto nel mercato del diritto di soggiorno, saranno abbandonate per legge ad un destino nell’ombra.
La loro legittima aspirazione, quel diritto di restare invocato come speranza, non sono poi così diversi dall’ordine del giorno che affrontano milioni di migranti in questo paese, quando si trovano a rinnovare un permesso o a cercare di accedere alle più svariate forme di regolarizzazione.
Una battaglia, questa, per la società intera. Perché ancora nelle nostre città non vadano a crescere il limbo della clandestinità ed i luoghi dell’esclusione. Non sono forse anche i diritti un bene comune?

[ venerdì 24 febbraio 2012 ]

Venezia – Lettera alla Coges dalla Rete di Associazioni Tuttiidirittiumanipertutti

6 Feb

Venezia – Lettera alla Coges: fuori dal porto o dentro solo cambiando il sistema dei respingimenti

La Cooperativa sociale Coges ha da poco sostituito il Cir all’interno del porto di Venezia con il mandato formale di tutelare i diritti dei migranti. Le Associazioni veneziane da anni impegnate nella battaglia contro i respingimenti denunciano invece l’impossibilità di comportarsi in maniera “etica” se si lavora, nelle condizioni attuali, all’interno di un sistema il cui solo obiettivo appare quello di rimandare quante più persone possibili in un paese come la Grecia, condannato dalla Corte europea di Strasburgo come Stato che infligge ai migranti trattamenti inumani e degradanti.
Qui di seguito la lettera inviata al responsabile immigrazione della Coges e ai giornali veneti in data 2 febbraio 2012, in cui sono illustrate le violazioni perpetrate all’interno del porto di Venezia e avanzate precise richieste alla cooperativa.

All’attenzione del Responsabile area immigrazione della Coges, Renato Mingardi

Gentile Responsabile, Ci rivolgiamo alla vostra cooperativa che da anni lavora nell’ambito dell’immigrazione e dell’asilo sul territorio veneziano perché sappiamo che da qualche settimana avete preso servizio all’interno del porto di Venezia in sostituzione del Consiglio Italiano Rifugiati.

Nel 2008 scrivemmo una lettera non troppo dissimile da questa, in cui chiedevamo alle associazioni raggiunte da una missiva della Prefettura che invitava a partecipare al bando per l’attivazione del servizio di accoglienza interno al porto di Venezia, di astenersi dal partecipare, oppure, quanto meno, di voler subordinare la loro partecipazione ad alcune precise richieste che avrebbero reso la loro presenza al porto eticamente più sostenibile.

Quattro anni fa ciò che accadeva al porto di Venezia, come negli altri porti dell’Adriatico ai danni dei migranti intercettati dalla polizia di frontiera era ancora poco noto. Oggi, invece, fonti autorevoli e numerosi rapporti d organizzazioni indipendenti, oltre che testimonianze dirette, film, trasmissioni televisive, articoli di giornale, hanno documentato in maniera incontrovertibile la brutale realtà dei respingimenti “con affido al comandante” verso la Grecia.

La modalità con cui tali respingimenti vengono effettuati, è innanzitutto contestabile anche dal punto di vista giuridico.
Essi vengono infatti posti in essere sulla base di un accordo bilaterale del 1999 che è gerarchicamente inferiore alla normativa comunitaria e di tutela dei diritti umani e, nello specifico, violano:

-  Il diritto alla difesa e il diritto di ricorso individuale tutelati dagli articoli 13 e 34 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo

-  Il divieto di espulsioni collettive (nelle quali vanno ricomprese anche i casi di respingimento) sancito dall’art. 4 del protocollo 4 allegato alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, oltre che dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;

-  Gli standard generali dettati dal Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa, che prevedono ad esempio che il personale che si occupa di trattenimento ed espulsione dei migranti sia selezionato con cura e abbia formazione adeguata, che ogni persona sia informata dei propri diritti senza ritardo e in una lingua comprensibile, che abbia accesso a un avvocato e a un medico e sia posta nella condizione di informare una persona di loro scelta, che vi siano dei sistemi di controllo interni ed esterni e che ogni operazione di allontanamento ed espulsione sia documentato in modo accurato e vi sia un fascicolo completo per ciascuna.

Rispetto alla normativa Ue, inoltre i respingimenti violano:

-  L’art. 13 del Regolamento n. 562 del 15 marzo 2006 (codice frontiere Schengen) che pretende che ogni respingimento sia disposto con provvedimento scritto e motivato, avverso il quale sia possibile proporre ricorso secondo il modello allegato al Regolamento stesso .

-  Le garanzie poste dai parametri del Regolamento CE 343/2003 (cosiddetta Convenzione di Dublino II) secondo la quale, anche laddove fosse la Grecia lo stato competente all’analisi di una eventuale richiesta di asilo, il richiedente dovrebbe comunque inoltrare tale richiesta in Italia e solo in un secondo momento l’unità Dublino dovrebbe valutare l’eventualità del suo trasferimento.

-  La direttiva Ue 2005/85/CE sulle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato che impone il diritto a un accesso effettivo alle procedure d’asilo ed esclude qualunque potere discrezionale degli operatori di polizia nel valutare la di una richiesta di asilo presentata da un immigrato giunto irregolarmente in frontiera (recepita nel decreto legislativo 25 del 2008).

Ma al di là del fatto che i migranti chiedano o meno asilo politico, i respingimenti con affido al comandante dai porti dell’Adriatico verso la Grecia semplicemente non dovrebbero avere luogo in quanto apertamente in contrasto con la tutela dei diritti umani fondamentali.

-  Il principio che vieta il respingimento in frontiera di quelle persone che rischiano nel paese di transito, o nel paese di provenienza, in caso di un successivo “refoulement”, trattamenti inumani e degradanti o minacce alla vita e alla libertà. (art.. 33 della Convenzione di Ginevra del 1951, recepito nell’applicazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo).

La Grecia non è infatti classificabile come un paese terzo sicuro per i migranti respinti, e nessuno di essi dovrebbe esservi rimandato, chieda o meno asilo politico in Italia (vedi Raccomandazione Acnur del 15 Aprile del 2008i; Appello del Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Hammarberg al governo greco del febbraio del 2009, i numerosi rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni internazionali, ma soprattutto la Sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, il 21 gennaio 2011, ha condannato il Belgio per avere consegnato un cittadino afghano alla Grecia, primo stato di ingresso nell’area Dublino, violando l’articolo 3 della Convenzione che vieta i trattamenti disumani e degradanti, nonché gli articoli 13 ( diritto ad un ricorso effettivo) e 46 (forza vincolante ed esecuzione delle sentenze CEDU) della stessa Convenzione. La Corte ha anche condannato la Grecia per le gravi violazioni relative al trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti e ha stabilito misure per indennizzare il ricorrente.
Saprete che la stessa Corte sta in questo momento giudicando anche l’Italia dopo che, nel 2010, 37 migranti respinti dai porti italiani e da noi ritrovati a Patrasso hanno avuto modo di inoltrare un ricorso.

Il fatto che dichiaratamente centinaia di persone l’anno vengano invece respinte verso i porti di Patrasso, Igoumenitsa o Corinto rende pertanto il porto una zona di violazione costante del diritto e dei diritti.
In questo senso, come ha dimostrato la scelta del Servizio Immigrazione del Comune di Venezia che nel 2008 ha abbandonato il suo ruolo all’interno del porto in affiancamento al Cir, intervenire all’interno di queste dinamiche di per sé irregolari svolgendo un ruolo realmente umanitario non risulta possibile.

Ciò risulta tanto più vero dal momento in cui il servizio che voi avete accettato di svolgere risulta essere attivo, come già lo era nel caso del Cir, solo in determinate ore e in determinati giorni, esclusi ad esempio il sabato e la domenica, e non è quindi chiamato a intervenire ogni qual volta venga intercettato un migrante all’interno del porto.

vostri operatori, inoltre, non hanno accesso a bordo delle navi e intervengono quasi sempre su chiamata della polizia di frontiera. Il Consiglio italiano rifugiato dichiarava ad esempio come nel 2008, a fronte di 850 migranti respinti dal porto di Venezia, avesse avuto la possibilità di incontrare solamente 110 persone. Abbiamo fondate ragioni per affermare che ad oggi queste percentuali non siano sensibilmente cambiate.

Ma anche qualora il servizio preposto alla tutela dell’asilo all’interno del porto venisse realmente messo nelle condizioni di incontrare i migranti intercettati, come sembra essere avvenuto lo scorso 30 gennaioin occasione di un cosiddetto “sbarco di massa”, quale ruolo si trova a svolgere realmente?

Risponde alla vostra etica professionale il fatto di accettare di “intervistare” in poche ore più di 50 persone arrivate sul suolo italiano dopo decine di ore di viaggio in condizioni proibitive dedicando a ciascuna di esse alcuni minuti per stabilire questioni di vita o di morte (la loro vita e la loro morte) come quelle relative alla loro volontà di chiedere o meno asilo?

È evidente che in queste condizioni è quasi sempre solo chi appare visibilmente minorenne a riuscire a essere “selezionato” e a non essere rimandato in un paese che infligge trattamenti inumani e degradanti.

Risponde alla vostra etica professionale il fatto di partecipare indirettamente al respingimento di chi non appare visibilmente minorenne o di chi, in queste circostanze, non ha voluto o non ha saputo chiedere asilo? 

Sapete che questi migranti vengono da quel momento in poi affidati al personale delle navi greche, e, quindi, posti quasi sempre in celle di ferro senza bagno, dove restano per decine di ore spesso senza cibo né acqua prima di finire dentro la gabbia che si trova al porto di Igoumenitsa o nel container del porto di Patrasso? Sapete in che condizioni si trovano poi a vivere in Grecia quando non vengono deportate verso la Turchia e da lì, come molte volte succede, rimandate ancora indietro in paesi ancora più pericolosi?

Eppure voi, che avete accolto per anni minori e richiedenti asilo che hanno affrontato questo viaggio e che prima di entrare a Venezia sono stati respinti più volte, dovreste avere avuto la possibilità di ascoltare molti di questi racconti.

Proprio alla luce della vostra importante esperienza ci auguriamo che non cederete alla tentazione di risponderci semplicemente, come fanno a volte alcune cooperative che gestiscono i centri di identificazione e di espulsione, che in fondo, in situazioni del genere, è “meglio esserci che non esserci”. Sarebbe davvero troppo semplicistico rispetto a un contesto complesso come quello del porto di Venezia.

Pur essendo quindi per noi molto difficile comprendere la vostra partecipazione al bando di gara, la vostra presenza all’interno del porto, il ruolo che avete scelto di assumere, vi chiediamo almeno, però, di subordinare la vostra partecipazione al servizio operante alla frontiera del porto di Venezia, ad alcune semplici ed elementari richieste da porre all’attenzione della Prefettura e dell’autorità portuale, il cui ottemperamento diventi conditio sine qua non per la vostra presenza:

1 – Il rispetto completo e pedissequo della normativa vigente, interna e internazionale che tutela la figura dei migranti e dei richiedenti asilo e l’ordine gerarchico che esiste tra questa normativa secondo il quale l’accordo bilaterale con la Grecia deve essere subordinato alle direttive europee e agli altri testi comunitari nonché alla Convenzione di Ginevra del 1951.

2- La certezza, di conseguenza, che il servizio di accoglienza al Porto di Venezia, da chiunque sia gestito, venga messo in condizioni di operare e svolgere pienamente le proprie funzioni per le quali è già finanziato dal Ministero dell’Interno. Concretamente, ciò significa che gli operatori del suddetto servizio abbiano la possibilità reale, oltre che il dovere, di incontrare ogni singolo migrante o potenziale richiedente asilo che venga intercettato dalla polizia di frontiera a bordo delle navi, all’interno del porto o nelle immediate vicinanze dello stesso.

3- La presenza degli operatori del servizio di accoglienza anche a bordo delle navi che arrivano poiché è molto più facile che i migranti e i richiedenti asilo, che hanno molto spesso alle spalle una storia di abusi e violenze da parte della polizia dei paesi di provenienza o di transito, si palesino al personale civile e a degli interpreti che possano comprenderli, piuttosto che a del personale in divisa che peraltro non può e non deve per legge avere alcuna competenza atta ad interpretare i loro bisogni e la loro condizione.

4- L’operatività del servizio di accoglienza al porto in tutti i giorni e in tutte le ore in cui arrivano le navi dalla Grecia e per la durata dell’intera loro permanenza in banchina , e questo per il banale motivo che è illegale, oltre che ingiusto, subordinare il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali delle persone agli orari di ufficio di uno sportello o alla cadenza delle festività lavorative.

Ci sembra davvero che, senza prendere pubblicamente posizione rispetto a questi nodi problematici, lavorare all’interno del porto di Venezia non possa che rappresentare una forma di collaborazione diretta nella violazione dei diritti fondamentali di centinaia di persone ogni anno.

In attesa di un vostro riscontro,
restiamo a vostra disposizione per ogni dubbio o richiesta di chiarimento

La rete di associazioni veneziane Tuttiidirittiumanipertutti

[ venerdì 3 febbraio 2012 ]